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Innovazione

Due miliardi di euro per le Startup italiane, ma alcuni problemi rimangono

Sono in arrivo due miliardi di euro per CDP Venture Capital tramite un emendamento del Ministero delle Finanze al decreto Infrastrutture: il supporto all’ecosistema Startup si fa sempre più consistente, ma l’Italia è ancora molto indietro agli altri paesi europei

Dario Scannapieco e il suo ruolo in di AD di Cassa Depositi e Prestiti

Da qualche mese si è insediato come Amministratore Delegato di Cassa Depositi e Prestiti (CDP), a seguito di una nomina governativa, Dario Scannapieco. La sua esperienza all’European Investment Fund gli ha permesso di vedere da vicino quanto un ecosistema avanzato di Startup come quello francese e tedesco possa dare linfa all’economia e, soprattutto, creare posti di lavoro. Così, secondo un’ articolo di Agenda Digitale, dopo un’attenta “due diligence” sul Fondo Nazionale Innovazione e il suo AD Enrico Resmini, Il vertice di CDP e il Ministro delle finanze Daniele Franco hanno optato per far arrivare 2 miliardi al settore Venture Capital tramite un emendamento riformulato dal MEF al Decreto Trasporti in esame alle commissioni Ambiente e Trasporti del Parlamento.

Enrico Resmini, AD FNI

Molti addetti del settore si aspettavano i due miliardi nella Legge di Bilancio, ma il braccio destro di Mario Draghi in via Venti Settembre ha, di fatto, calato dall’alto l’emendamento in questione nel Decreto Trasporti mettendo in chiaro gli intenti governativi.

In cosa consiste la manovra a sostegno per le Startup
  • Verranno destinati 2 miliardi di euro del fondo per la ricapitalizzazione delle grandi imprese (su 40 disponibili) al MiSE per continuare a sostenere le operazioni di Venture Capital in CDP Venture Capital SGR purché affiancati da co-dotazione del 30% che dovrebbe provenire dalla dotazione della capogruppo CDP S.p.A. Quindi la cifra finale a sostegno delle Startup, a conti fatti, arriva ad essere di ben 3 miliardi
  • Un comma dell’emendamento permette d’ora in poi a Ministeri, Regioni, Comuni, Partecipate ed Enti che gestiscono denaro come Fondi Coesione, fondi europei (FESR, FSE), PNRR, l’assistenza da parte di CDP Venture Capital per costituire dei fondi quindi sottoscrivere fondi di venture capital di quest’ultima.
Le PA potranno investire in aziende tecnologiche

Da adesso tutte le PA potranno costituire dei fondi di investimento tramite FNI per investire in determinati settori tecnologici: una regione come il Piemonte potrebbe decidere di avviare un fondo per investire, ad esempio, nei veicoli d’avanguardia avendo l’indotto dell’auto oppure potrebbe costituire un fondo sulla economia spaziale per creare un nuovo polo economico. Non bisogna poi dimenticare che in questo modo si può andare oltre i 3 miliardi di investimenti stanziati dal MEF e da CDP.

Dario Scannapieco, AD Cassa Depositi e Prestiti

Cercasi competenze

Gli operatori del settore sanno che da adesso in poi il problema non sarà più la scarsa liquidità negli investimenti ad alto rischio, ma la scarsità di competenze sia nei talenti da attrarre nelle Startup (molti italiani non sono interessati a tornare nel loro paese) sia nei gestori di Venture Capital privati italiani poichè quasi tutti provengono dalla finanza tradizionale, dalla consulenza, dal Private Equity, dal mondo bancario quando per giudicare un investimento ad alto rischio in una Startup servono conoscenze tecnologiche, visione imprenditoriale e un’innato istinto a riconoscere il talento dei Founder.


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Eventi

Toolbox, il miglior coworking di Torino compie 15 anni con una grande festa  venerdì 11 aprile

Toolbox compie 15 anni con una grande festa venerdì 11 aprile 2025 progettata con le realtà che animano Toolbox  a cui sono invitati toolboxers e non, amici, curiosi e affezionati.

Dalle 18.00 alle 23.00. DjSet, installazioni, musica live, attività, birra e cibo.

La registrazione per partecipare 


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Energia

Come è fatta una stazione di rifornimento a idrogeno

Una stazione di rifornimento idrogeno è in tutto e per tutto simile a quello che siamo abituati a vedere nella nostra quotidianità con le stazioni di fornimento di benzina e gasolio. La differenza è che una stazione di rifornimento a idrogeno è asservita a una mobilità idrogeno a zero emissioni. S

i compone di diverse parti, la prima tra tutte è ovviamente l’idrogeno, che può essere prodotto in loco tramite elettrolisi da fonti rinnovabili, oppure può essere trasportato dall’esterno, prodotto esternamente e portato all’interno della nostra stazione di rifornimento, in contenitori gassosi.

Una volta che abbiamo il nostro idrogeno all’interno della stazione di rifornimento, questo deve essere compresso ad altissime pressioni, 900-950 bar circa per poter permettere poi il rifornimento a vetture leggere o pesanti che siano.

Prima di poter però permettere il rifornimento bisogna raffreddare l’idrogeno a temperature intorno ai -40°, questo ci permette di operare in sicurezza un rifornimento in tempi che sono paragonabili a quelli della mobilità tradizionale, nell’ordine dei 5 minuti per fare un piano.

Completa il quadro della situazione della stazione di rifornimento, il dispenser, vale a dire, il bocchettone, che ci permette di fare il pieno, molto simile a quello ad oggi utilizzato per il GPL.


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Idrogeno

La fine di Nikola Corporation la startup che voleva realizzare i camion a idrogeno

Nikola Corporation, che era stata presentata come la Tesla dei camion elettrici a idrogeno  ha presentato istanza volontaria di fallimento  ai sensi del Chapter 11 delle legge americana.

Nikola Corporation, era stata fondata nel 2014 con l’ambizioso obiettivo di rivoluzionare il settore dell’autotrasporto attraverso l’introduzione di camion elettrici e a idrogeno a zero emissioni.

Nel 2016, viene presentato il primo veicolo, il camion a idrogeno Nikola One, che raccoglie pre-ordini per un valore dichiarato di 14 miliardi di dollari. Nonostante le promesse, il Nikola One rimane un prototipo e viene successivamente rimpiazzato dai modelli Nikola Two e Nikola Tre.

Il 4 giugno 2020, Nikola si quota in borsa, beneficiando dell’ondata di speculazione finanziaria che ha caratterizzato l’anno della pandemia di COVID-19. Il valore delle azioni dell’azienda sale rapidamente, raggiungendo una capitalizzazione di mercato di 29 miliardi di dollari, nonostante l’assenza di un prodotto commercializzato.

Pochi mesi dopo la quotazione, l’agenzia Hindenburg Research pubblica un’analisi che mette in discussione la validità delle tecnologie e delle affermazioni di Nikola. Il report accusa Nikola di aver simulato il funzionamento del suo camion a idrogeno in un video di presentazione, facendolo scorrere in discesa anziché utilizzare un propulsore funzionante. Le accuse di Hindenburg Research provocano un crollo del titolo Nikola in borsa e un grave danno all’immagine dell’azienda.

In seguito alle indagini della Corte di Giustizia statunitense, il fondatore di Nikola viene accusato di frode e finisce in carcere nel 2021. L’azienda dichiara di voler rispettare la tabella di marcia e di concentrarsi sulla consegna di veicoli elettrici Nikola Tre entro la fine dell’anno.

Nel 2022, Nikola avvia la commercializzazione del Nikola Tre in versione elettrica, prodotto nello stabilimento di Coolidge, Arizona. Un anno dopo, due esemplari del Nikola Tre prendono fuoco a causa di problemi al pacco batterie. L’azienda è costretta a richiamare tutti gli esemplari in commercio e a sospendere la produzione di camion elettrici.

Con una liquidità di soli 47 milioni di dollari e un titolo azionario crollato del 98% in 12 mesi, Nikola è stata ostretta ad avviare la procedura di Chapter 11, mettendo all’asta i propri beni per rimborsare i creditori.

Nel maggio 2023, Iveco aveva messo fine alla joint venture con Nikola per lo sviluppo di camion elettrici e a idrogeno, rilevando la partecipazione europea e ottenendo la licenza per l’uso del software sviluppato in comune. La separazione era costata a Iveco un impatto negativo di 44 milioni di euro, ma si rivelò una mossa strategica per evitare ulteriori perdite.


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