Ambiente
Il programma di mercoledì 6 ottobre a Cinemabiente 2021

Ultima giornata di proiezioni per il 24° Festival CinemAmbiente, in conclusione in serata con la cerimonia di premiazione dei film vincitori (ore 21, Cinema Massimo – Sala Cabiria), seguita da un omaggio a Yann Arthus-Bertrand, cui viene assegnato il premio alla carriera Movies Save The Planet 2021, a riconoscimento di un eccezionale e incessante impegno, ormai cinquantennale, nella fotografia e nel cinema ambientali. Il film di chiusura della 24^ edizione sarà quindi la nuova opera realizzata dal regista francese, Legacy (proiettato in contemporanea in Sala Cabiria e in Sala Soldati), considerata la più personale e toccante di tutta la sua produzione. Testamento per immagini realizzato attingendo agli archivi personali implementati da nuove riprese con i droni, il lungometraggio racconta la sofferenza del Pianeta per i danni inferti dall’uomo, la perdita di biodiversità, il dramma della sesta estinzione. Con lo sguardo rivolto al domani, Arthus-Bertrand si domanda quale sarà l’eredità lasciata alle nuove generazioni nell’imminenza di una catastrofe ecologica che non si può più ignorare o negare, ma che deve essere affrontata subito perché la posta in gioco è il futuro della nostra specie. La proiezione sarà introdotta online dal regista.
Molti gli altri appuntamenti della giornata finale. In mattinata il Festival ospita la fase conclusiva del progetto italo-palestinese NUR – New Urban Resources, che si basa sull’Accordo di cooperazione siglato nel 2015 tra le Città di Torino e di Betlemme. Coordinato dall’ufficio Cooperazione internazionale e Pace della Città di Torino, diretto a incrementare la diffusione di energia rinnovabile nel territorio di Betlemme, NUR ha sviluppato anche un’iniziativa cinematografica. Uno dei suoi partner, il Coordinamento Comuni per la Pace, ha collaborato infatti con studenti degli ITIS Avogadro di Torino, Majorana di Grugliasco, Pininfarina di Moncalieri e con il Centro Enaip di Rivoli, per realizzare un cortometraggio animato dal titolo NUR, la luce che viaggia e tre brevi filmati sul risparmio energetico, con suggerimenti per i cittadini, le scuole e gli enti locali. I lavori sono presentati per la prima volta a Torino, nel corso dell’incontro dedicato al progetto (ore 10, Cinema Massimo – Sala Cabiria), cui parteciperà in collegamento online anche una classe di Betlemme.
Nel pomeriggio, la sezione Panorama internazionale propone il lungometraggio The Leadership (ore 16, Cinema Massimo – Sala Cabiria), diretto dell’australiana Ili Baré. Quali sono i nuovi modelli di leadership? Come potrebbe cambiare il mondo se a guidarlo fossero le donne? Questi gli interrogativi al centro del film, che segue 76 scienziate in un viaggio in Antartide progettato per addestrarle a diventare leader nei rispettivi campi di specializzazione. Nel corso della traversata, dalle loro testimonianze emergono, però, anche i tanti ostacoli che ancora oggi frenano l’affermazione delle donne nella scienza come in molti altri ambiti. La proiezione sarà introdotta dagli studenti del Laboratorio di Comunicazione Ambientale del Corso di Economia dell’Ambiente, della Cultura e del Territorio, Università di Torino.
Nel pomeriggio viene presentata anche l’ultima carrellata di titoli della sezione Made in Italy. Montagne di plastica (ore 16, Cinema Massimo – Sala Soldati), di Manuel Camia, esplora l’intricata connessione tra i nostri comportamenti e l’equilibrio di quegli ecosistemi che finora abbiamo considerato incontaminati. Il film racconta il lavoro del team di ricerca dell’Università degli Studi di Milano che, tra Lombardia, Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige, ha condotto il primo studio mondiale sulla contaminazione da microplastiche nei ghiacciai. Il cortometraggio a seguire, Today for Tomorrow, è il primo di una serie di film di Alessandro Genitori e Elis Karakaci che racconta l’esperienza di chi in Italia ha adottato uno o più obiettivi dell’Agenda 2030 dell’ONU per lo sviluppo sostenibile. Protagonista di questa prima puntata, realizzata con il sostegno dell’Associazione Nazionale Museo del Cinema e da Filmika, è la ONG Cifa di Torino. Le proiezioni saranno seguite da un incontro con i registi.
Nel secondo pomeriggio, ancora due titoli della sezione. Lungo il futuro del Po (ore 17.30, Cinema Massimo – Sala Soldati), realizzato a quattro mani dal giornalista Gianluca Gasca e dal regista Giacomo Piumatti, è la cronaca di un viaggio in bicicletta che i due hanno intrapreso, mossi dal desiderio di capire come i cambiamenti climatici e la trascuratezza dell’uomo influenzino le sorti di un fiume e di un territorio dimenticati. La proiezione sarà seguita da un incontro con gli autori. Il cortometraggio a seguire, Le Troiane, di Stefano Santamato, prende il titolo dalla tragedia di Euripide con riferimento alla particolare messa in scena dell’opera del 2019 al Teatro greco di Siracusa, per il cui allestimento scenografico, ideato dall’architetto Stefano Boeri, sono stati utilizzati 400 tronchi recuperati nel Triveneto sconvolto dalla Tempesta Vaia. Nel film – storia del loro viaggio dalla Carnia alla Sicilia – diventano testimoni muti di una tragedia contemporanea in cui in una sola notte sono stati abbattuti 14 milioni di alberi e decine di migliaia di ettari di boschi si sono trasformati in uno scenario apocalittico.
Sempre nel secondo pomeriggio, la sezione Panorama internazionale presenta il secondo titolo della giornata, From the Wild Sea (ore 18, Cinema Massimo – Sala Cabiria), della danese Robin Petré, film sulla collisione tra uomo e natura vista dall’una e dall’altra parte. Protagonisti sono i volontari per il soccorso della fauna marina impegnati in diversi Paesi europei a salvare gli animali dai tanti pericoli che li minacciano nell’era dell’Antropocene – dal petrolio alla plastica – e a cui oggi, per effetto dei cambiamenti climatici, si aggiungono anche tempeste di violenza mai vista.
In orario preserale, gli ultimi due titoli della sezione Made in Italy. Ne Il fiore in bocca (ore 19, Cinema Massimo – Sala Soldati), di Valeria Civardi e Andrea Settembrini, la bellezza di una delle località turistiche italiane più amate e rinomate, il Salento, si scontra con una realtà invisibile e con drammatici primati: 270 siti dove dagli anni Ottanta sono stati sepolti, nella totale indifferenza, rifiuti di ogni genere, e un tasso d’incidenza tumorale tra i più alti d’Italia e d’Europa. Con il cortometraggio a seguire, Viva a temp!, di Beatrice Surano, ci si sposta in Basilicata, dove la bellezza dei luoghi si fonde con impressionanti reperti di archeologia industriale: pozzi petroliferi in disuso, vuoti industriali carichi di amianto e strutture turistiche dismesse. Le proiezioni saranno seguite da un incontro con i registi.
➢ LUOGHI. Cinema Massimo – Museo Nazionale del Cinema (via Giuseppe Verdi 18, Torino, tel. 011 8138574), Sale Cabiria e Soldati a capienza limitata secondo le attuali norme in materia di prevenzione sanitaria; piattaforma OpenDDB (500 accessi per ciascun titolo).
Mole Antonelliana – Museo Nazionale del Cinema (via Montebello 20, Torino; tel. 011 8138563).
➢ INGRESSI E ACCESSI: L’ingresso e l’accesso a tutti gli eventi del Festival sono gratuiti. Le proiezioni al Cinema Massimo e online su OpenDDB sono a prenotazione obbligatoria, che si può effettuare sul sito www.cinemambiente.it. La prenotazione in sala è consentita per max 2 persone. L’ingresso a tutti gli eventi e le proiezioni del Festival è consentito solo dietro presentazione del Green pass.
➢ INFO: Festival CinemAmbiente, via Cagliari 34/c, Torino; tel. 011 8138860; [email protected]; www.cinemambiente.it
Il programma di mercoledì 6 ottobre a Cinemabiente 2021
Cinema Massimo – Sala Cabiria – ore 10.00
NUR – New Urban Resources. Energia rinnovabile per Betlemme
Il progetto italo-palestinese NUR – New Urban Resources si basa sull’Accordo di cooperazione siglato nel 2015 tra le Città di Torino e di Betlemme a sostegno dello sviluppo locale. Coordinato dall’ufficio Cooperazione internazionale e Pace della Città di Torino, NUR offre una visione complessiva di sostenibilità ambientale, incrementando la diffusione di energia rinnovabile nel territorio di Betlemme (30mila abitanti) attraverso l’installazione di pannelli solari, l’assistenza tecnica relativa all’efficienza energetica, la formazione professionale per studenti e artigiani e la costituzione di cinque nuove start up incubate dall’Università di Betlemme. Il progetto intende anche stimolare il risparmio energetico e migliorare la governance dell’energia rinnovabile attraverso un Piano energetico per Betlemme, città designata quale Capitale araba della Cultura 2021. Per sensibilizzare i cittadini al tema delle energie rinnovabili il Coordinamento Comuni per la Pace, uno dei partner di NUR, ha collaborato con studenti degli ITIS Avogadro di Torino, Majorana di Grugliasco, Pininfarina di Moncalieri e con il Centro Enaip di Rivoli, per ideare un cortometraggio animato dal titolo NUR, la luce che viaggia e tre brevi filmati sul risparmio energetico, con suggerimenti per i cittadini, le scuole e gli enti locali.
Cinema Massimo – Sala Cabiria – ore 16.00
The Leadership di Ili Baré (Australia 2020, 97’)
Il mondo aspetta un nuovo modello di leadership, ma quale potrebbe essere? La risposta pensa di averla trovata la filosofa australiana Fabian Dattner, alla guida di un gruppo internazionale di 76 scienziate in un viaggio in Antartide, progettato per trasformarle «nel tipo di leader a cui esse stesse aspirano». La sua speranza è che una volta pronte a primeggiare nella scienza, queste donne saranno anche in grado di apportare cambiamenti significativi nel mondo. Ma a bordo, quando vengono rivelate le storie intimamente personali delle singole donne e i pregiudizi di genere subiti nel loro lavoro, il modello di leadership proposto da Dattner viene messo duramente alla prova. Ambientato nell’ultimo luogo incontaminato del Pianeta, il documentario porta alla luce in maniera preoccupante gli ostacoli sistemici all’avanzamento delle donne nella scienza e negli altri ambiti.
Ili Baré, regista e produttrice, realizza numerosi documentari e programmi per la televisione americana, inglese e australiana, ottenendo diversi premi. Tra i lavori più noti ricordiamo The Silent Epidemic (2011) e Becoming Superhuman (2017). The Leadership è il suo primo documentario per il cinema, in cui esprime la sua abilità nel collegare dimensione intima con grandiose immagini scientifiche e ambientali.
Introducono la proiezione gli studenti del Laboratorio di Comunicazione Ambientale del Corso di Economia dell’Ambiente, della Cultura e del Territorio, Università di Torino
Cinema Massimo – Sala Soldati – ore 16.00
Montagne di plastica di Manuel Camia (Italia 2021, 40’)
La testimonianza filmata di due anni di ricerca, condotta dall’Università degli Studi di Milano tra Lombardia, Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige, sulla contaminazione delle microplastiche nei ghiacciai. Un viaggio caratterizzato da molti imprevisti e altrettanti momenti di meraviglia, raccontati dalla bellezza dei luoghi e da una narrazione intima. La divulgazione dei dati concreti
dello studio si trasforma, così, anche in un’occasione per esplorare le criticità e l’intricato rapporto di connessioni che il tema ambientale implica nel tempo e nello spazio. I ghiacciai, infatti, non sono solo termometri del cambiamento climatico, ma anche documentazione storica dei nostri comportamenti.
Manuel Camia termina gli studi di Regia e Produzione cinematografica presso la Fondazione Milano Scuola di Cinema e Televisione. È presidente dell’Associazione culturale Chora per la tutela e la valorizzazione del paesaggio e dei beni culturali. Nel 2019 dirige Plastic River, presentato alla 22^ edizione di CinemAmbiente.
Today for Tomorrow di Alessandro Genitori, Elis Karakaci (Italia 2021, 22′) Nato in collaborazione con l’ASviS, Today for Tomorrow è un progetto filmico costituito da una serie di video e interviste che raccontano le storie di chi concretamente in Italia ha adottato uno o più obiettivi dell’Agenda 2030 dell’ONU per lo sviluppo sostenibile. Viene così ribadita l’importanza di un’idea di “futuro possibile” che scaturisce dal presente e dall’impegno quotidiano, motore di un cambiamento tanto necessario quanto tangibile, qui e ora. Protagonista di questa prima puntata, realizzata con il sostegno dell’Associazione Nazionale Museo del Cinema e da Filmika, è la ONG Cifa di Torino.
Alessandro Genitori, giornalista e addetto stampa laureato in Giurisprudenza, collabora con diverse fondazioni e testate quali la “Gazzetta del Sud” e “La Stampa”. Appassionato di fotografia e cinema, realizza, insieme a Elis Karakaci, Il fotografo (2015), Il nemico è là fuori (2016) e Storia di 1 tram (2017), Premio Città di Torino al concorso Filmare la Storia. Elis Karakaci, dopo diverse esperienze teatrali, si laurea in Cinema al Dams di Torino. Lavora in veste di operatore video con il Salone del Libro di Torino e l’Expo di Milano. Collabora con la redazione DigiTV e realizza diversi cortometraggi tra cui CinCin Pupa, Tutti dormono.
Al termine della proiezione incontro con i registi
Cinema Massimo – Sala Soldati – ore 17.30
Lungo il futuro del Po di Gianluca Gasca, Giacomo Piumatti (Italia 2021, 52’) Un giornalista e un filmmaker intraprendono un viaggio in bicicletta lungo il fiume Po, mossi dal desiderio di capire come i cambiamenti climatici e l’intervento dell’uomo ne influenzino il destino. Ne emerge il racconto di un corso d’acqua caratterizzato da piene e secche sempre più frequenti, da sbagliati interventi di manutenzione, dalla poca cooperatività degli enti preposti e dall’abbandono dello Stato che non ne percepisce il giusto valore. Attraverso la voce di chi abita quelle sponde, facendone una ragione di vita e un mezzo di sostentamento, scopriamo la desolazione di un territorio dimenticato, consapevole, tuttavia, di poter offrire innumerevoli risorse per la sua salvaguardia.
Gianluca Gasca, giornalista per la rivista Meridiani Montagne e per Montagna.tv. Con il sostegno del CAI attraversa, muovendosi a piedi o con mezzi pubblici, le Alpi, gli Appennini e nel 2017 raggiunge da Torino il campo base del K2, viaggio a cui dedica l’ultimo libro Destinazione K2 (2018). Curatore della collana I grandi alpinisti per “Corriere della Sera” e “Gazzetta dello Sport”.
Giacomo Piumatti, regista e sceneggiatore in ambito pubblicitario e documentaristico, si specializza nelle riprese in quota, in parete e in ambiente outdoor. Dirige Tajarin (2011), L’Alpinista (2015) menzione speciale miglior film d’alpinismo italiano 2015 al Cervino Cinemountain Film Festival, In vino veritas (2019) e Ysangarda (2020).
Le Troiane di Stefano Santamato (Italia 2020, 16’)
Ottobre 2018. La tempesta Vaia abbatte in una sola notte 14 milioni di alberi, trasformando distese di boschi in uno scenario apocalittico, con conseguenze ambientali ed economiche incalcolabili. In Carnia, una delle zone più colpite, 400 di quei tronchi vengono recuperati e portati al teatro greco di Siracusa, dove diventano protagonisti della scenografia ideata dall’architetto Stefano Boeri per Le Troiane di Euripide. Questa è la storia del loro viaggio attraverso tutta la penisola, tra paesaggi, suoni e colori.
Stefano Santamato, dopo la laurea in Architettura al Politecnico di Milano, si forma come documentarista al Cfp Bauer di Milano. Dal 2018 lavora per la casa di produzione The Blink Fish, dedicandosi al rapporto tra architettura e audiovisivi. Realizza video e cortometraggi su opere di architetti e designer quali Luigi Caccia Dominioni, Peter Aldington e Stefano Boeri.
Al termine della proiezione incontro con i registi di Lungo il futuro del Po
Cinema Massimo – Sala Cabiria – ore 18.00
From the Wild Sea di Robin Petré (Danimarca 2021, 78’)
Con l’avvicinarsi dell’inverno, una vasta rete europea di volontari per il soccorso della fauna marina e costiera, particolarmente attiva in Irlanda e nei Paesi Bassi, si sta preparando ad affrontare le difficoltà della stagione. Impegnati notte e giorno, i soccorritori lavorano instancabilmente per salvare questi animali da elementi letali come il petrolio o la plastica, a cui si aggiungono gli effetti del cambiamento climatico che si manifestano attraverso lo scatenarsi di tempeste senza precedenti. Attraverso un’esperienza visiva intima e ravvicinata che segue gli animali nella loro riabilitazione e l’agire di chi se ne prende cura, viene messa a nudo la relazione ambivalente tra società ed ecosistemi minacciati, la complessa e irrisolta collisione tra essere umano e Natura.
Robin Petré, laureata in Giornalismo presso la Danish School of Media and Journalism, consegue un Master in Regia di documentari presso Doc Nomads, la scuola di cinema itinerante tra Portogallo, Ungheria e Belgio. Tra i suoi cortometraggi, Pulse (2016) riceve numerosi premi, tra cui la Colomba d’argento al DOK Leipzig, ed è presentato alla 20^ edizione di CinemAmbiente. From the Wild Sea è il suo primo lungometraggio.
Introducono la proiezione gli studenti del Laboratorio di Comunicazione Ambientale del Corso di Economia dell’Ambiente, della Cultura e del Territorio, Università di Torino
Cinema Massimo – Sala Soldati – ore 19.00
Il fiore in bocca di Andrea Settembrini, Valeria Civardi (Italia 2021, 52’)
Il Salento, per la sua bellezza da cartolina, è una delle regioni del Sud Italia più frequentate dai turisti di tutto il mondo, ma tra le radici dei suoi ulivi, nel sottosuolo, nasconde un invisibile segreto. Sono 270 i siti dove dagli anni Ottanta sono stati sepolti rifiuti di ogni genere, nella totale indifferenza. Col passare del tempo, il tasso d’incidenza tumorale è diventato tra i più alti d’Italia e d’Europa. Un racconto corale, costellato di personaggi a tratti grotteschi, che osserva un paesaggio umano complesso, annodato in indistricabili contraddizioni. Tra la volontà di denunciare la grave situazione e la paura di perdere la più cospicua fonte di ricchezza, cioè il turismo, si incunea un interrogativo: qual è la via per sopravvivere?
Valeria Civardi si laurea all’Accademia di Belle Arti in Nuove Tecnologie dell’arte. Dopo il diploma nel 2018 in Regia, Sceneggiatura e Produzione presso la Scuola Holden di Torino, dirige i cortometraggi The other Side, One Meter closer e The Triumph of Grace. Finalista con Sindrome acetica del Premio Cesare Zavattini 2019/20. Andrea Settembrini filmmaker e compositore, nel 2018 co-fonda Broga Doite Film, con la quale produce e dirige documentari e cortometraggi di finzione. È tra gli autori di Anche gli uomini hanno fame, vincitore del Premio Zavattini 2018/19.
Viva a temp! di Beatrice Surano (Italia 2020, 8’)
In una Basilicata madre e matrigna, alla bellezza pura dei luoghi e della cultura fa da contraltare un continuo senso di precarietà, di distruzione e di abbandono, evidente soprattutto nel rapporto tra uomo e territorio, uomo e natura. Quest’ultima si fonde con pozzi petroliferi in disuso, impianti industriali vuoti carichi di amianto e strutture turistiche dismesse. Guidati dalla regista, ispirata dai cerimoniali magici lucani e dai rituali del Sud Italia, tre giovani lucani cercano di intessere un nuovo dialogo con la propria terra, un processo di esorcizzazione dei luoghi dell’abbandono, per restituire un futuro e riprendere in mano il destino di quei luoghi che si fanno metafora del destino del mondo intero.
Beatrice Surano, di formazione sociologa, lavora come regista e videomaker per la comunicazione sociale e per la cultura, collaborando con importanti agenzie, ONG, associazioni italiane e internazionali. La sua passione nel campo del sonoro e della musica la porta a cimentarsi in diversi progetti sperimentali, dove il rapporto uomo/natura assume sempre un ruolo centrale.
Al termine della proiezione incontro con i registi
Cinema Massimo – Sala Cabiria – ore 21.00 – (Sala Soldati – solo Legacy – ore 21.00) Cerimonia di premiazione
a seguire
Legacy di Yann-Arthus Bertrand (Francia 2021, 100’)
Dodici anni dopo il suo film rivelazione Home, il fotografo Yann Arthus-Bertrand mostra un pianeta sempre più sofferente: l’umanità disorientata ha mentito a se stessa per decenni, incapace o non disposta a prendere sul serio la minaccia che sta affrontando. Oggi nessuno può ignorare la catastrofe ecologica in corso. Nella sua ricerca di trasformare, dominare e deviare l’energia, l’essere umano ha alterato l’ordine naturale delle cose. È in gioco la nostra stessa sopravvivenza sulla Terra e ne siamo tutti responsabili. Yann Arthus-Bertrand ci offre la sua eredità, che è anche la nostra. Dietro la bellezza delle sue immagini si nasconde un potente grido di dolore. Legacy ci fornisce le ragioni e il coraggio per affrontare questa verità: tutti dobbiamo riavvicinarci alla natura e agire per il Pianeta e per il futuro dei nostri figli.
Yann Arthus-Bertrand, ambientalista, giornalista, fotografo e regista, è fondatore e presidente della Fondazione GoodPlanet. Nominato Goodwill Ambassador per il Programma dell’ONU sull’ambiente in occasione della Giornata della Terra, in oltre quarant’anni di carriera pubblica centinaia di libri fotografici, realizza numerosi documentari per la televisione e firma film come Home (2009), Human (2015), Woman (2019).
Introduce online la proiezione Yann Arthus-Bertrand
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Ambiente
Dossier Nevediversa 2025 di Legambiente: 265 gli impianti dismessiin Italia. Milano Cortina 2026 la sostenibilità è un obiettivo lontano

Il 2024 è stato l’anno più caldo mai registrato e gennaio 2025 ha segnato un nuovo record come il mese più caldo di sempre. Dalle Alpi agli Appennini nevica sempre meno. Il campanello d’allarme arriva dal numero degli impianti dismessi ad alta quota, ma anche dall’aumento dei bacini di innevamento artificiale per “fabbricare” la neve. Bisogna ripensare il turismo invernale in una chiave più sostenibile replicando le buone pratiche di turismo dolce.
Nella Penisola sono 265 le strutture legate agli sci non più funzionanti, un dato raddoppiato rispetto al 2020 quando ne erano stati censiti 132. Piemonte (76), Lombardia (33), Abruzzo (31) e Veneto (30) sono le regioni ad oggi con più strutture dismesse e che risentono, insieme al resto della Penisola, di una crisi climatica che anche in montagna lascia sempre più il segno, con nevicate in diminuzione e temperature in aumento, e un turismo invernale che diventa più costoso e in alcuni casi di lusso a discapito del portafoglio e dell’ambiente. Aumentano anche i bacini di innevamento artificiale: 165 quelli mappati ad oggi in Italia tramite le immagini satellitari per una superficie totale pari a 1.896.317 mq circa. Il Trentino-Alto Adige è la regione con più bacini censiti (60), seguita da Lombardia (23), e Piemonte (23). La Valle D’Aosta, invece, conta 14 bacini ma primeggia in termini di mq, ben 871.832.
Dalle Alpi agli Appennini nevica sempre meno. Il campanello d’allarme arriva dal numero degli impianti dismessi ad alta quota, ma anche dall’aumento dei bacini di innevamento artificiale per “fabbricare” la neve. Nella Penisola sono 265 le strutture legate agli sci non più funzionanti, un dato raddoppiato rispetto al 2020 quando ne erano stati censiti 132. Piemonte (76), Lombardia (33), Abruzzo (31) e Veneto (30) sono le regioni ad oggi con più strutture dismesse e che risentono, insieme al resto della Penisola, di una crisi climatica che anche in montagna lascia sempre più il segno, con nevicate in diminuzione e temperature in aumento, e un turismo invernale che diventa più costoso e in alcuni casi di lusso a discapito del portafoglio e dell’ambiente. Aumentano anche i bacini di innevamento artificiale: 165 quelli mappati ad oggi in Italia tramite le immagini satellitari per una superficie totale pari a 1.896.317 mq circa. Il Trentino-Alto Adige è la regione con più bacini censiti (60), seguita da Lombardia (23), e Piemonte (23). La Valle D’Aosta, invece, conta 14 bacini ma primeggia in termini di mq, ben 871.832.
Sono 112 le strutture temporaneamente chiuse, mentre sono 128 quelle un “po’ aperte, un po’ chiuse”. Salgono a 218 gli impianti sottoposti ad “accanimenti terapeutici”, distribuiti in 36 comprensori, e più che raddoppiati rispetto al 2020 quando ne erano stati censiti 103. Il numero più alto in Lombardia (59), Abruzzo (47), Emilia-Romagna (34). Resta invariato, invece, il numero degli impianti smantellati e riusati, rispetto all’anno precedente, attestandosi a 31; salgano a 80 gli edifici fatiscenti censiti e sono 15 le storie di brutti progetti segnalati nel report. Il dossier di Legambiente allarga poi lo sguardo anche sulle Alpi francesi e svizzere attraverso l’analisi dei dati di Mountain Wilderness Francia. Ad aprile 2024 sono stati censiti 101 impianti abbandonati in 56 siti distribuiti sulle catene montuose francesi, mentre in Svizzera risultano dismessi da anni oltre 55 skilift e funivie. Segno che il turismo invernale è in crisi anche oltralpe.
A pesare sulla fotografia scattata da Nevediversa 2025 è la crisi climatica che impone un ripensamento del rapporto con la montagna, in quota e a valle. Per Legambiente servono in primis più azioni di mitigazione e adattamento e più finanziamenti per il turismo dolce, accompagnati da una migliore gestione del territorio replicando le buone pratiche. Le previsioni per i prossimi anni indicano inverni significativamente più caldi rispetto a oggi, con un conseguente calo delle nevicate. I dati della Fondazione CIMA illustrano chiaramente il grave deficit nevoso registrato al 13 febbraio 2025 rispetto alle medie storiche. Sulle Alpi nella fascia tra i 1000 e i 2000 metri, la riduzione dell’innevamento è del 71% e addirittura del 94% sugli Appennini. A quote più elevate, tra i 2000 ei 3000 metri, il deficit si attesta al 43% sulle Alpi e al 78% sugli Appennini, evidenziando una situazione critica soprattutto lungo la dorsale appenninica. Dati che evidenziano le difficoltà a cui vanno incontro gli impianti sciistici che, a causa della crisi climatica, hanno prospettive di sviluppo sempre più incerte. Sul sito del Ministero del Turismo, dall’inizio del governo Meloni, sono stati pubblicati avvisi riguardanti l’assegnazione e l’erogazione di contributi pari a ben 430 milioni di euro, destinati a compensare le perdite subite dai comprensori sciistici. Inoltre, fino al 2028, il Ministero continuerà a finanziare a fondo perduto le imprese che gestiscono impianti di risalita a fune.
Negli ultimi anni, gli impianti di neve artificiale sono diventati una spesa costante e cruciale per la sopravvivenza dei comprensori e per garantire la settimana bianca. Tra gli esempi simbolo citati da Legambiente nel report ci sono Veneto, Piemonte e Friuli-Venezia Giulia. A metà febbraio si è registrata una spesa di 2 milioni di euro per l’innevamento artificiale nelle aree montane del Bellunese dall’inizio della stagione. Nel caso del Sestriere, in Piemonte, in quattro anni la cifra spesa ha superato i 10 milioni di €. Per innevare i 125 chilometri di piste del Friuli-Venezia Giulia, il costo stagionale si aggira intorno ai 5.300.000 euro. Oltre alla spesa in conto capitale. Dall’altro lato salgono in Italia i costi della settimana bianca. Una famiglia di tre persone, stando alle ultime stime, quest’anno spenderà in media 186 euro al giorno solo per accedere agli impianti di risalita e alle piste. In aumento, secondo Federturismo, anche il costo di hotel (+5,1%), delle scuole di sci (+6,9%), i servizi di ristorazione (+8,1%). In sintesi, per una settimana bianca, un adulto spende in media 1.453 euro, mentre un nucleo familiare composto da due genitori e un figlio affronta una spesa di circa 3.720 euro.
Il report dedica poi un focus aggiornato sulle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026. A un anno dall’evento sportivo, dove la sostenibilità resta un obiettivo lontano, continuano le difficoltà legate a opere faraoniche, ritardi e costi alle stelle. Partite con un budget di 1,5 miliardi di euro, ad oggi i costi sono saliti a 5,7 miliardi di euro. Riguardo le opere previste molte rischiano di non essere completate tra queste anche le varianti della Val Boite. Continua il monitoraggio sulle opere da parte delle associazioni della Rete Open Olympics. Intanto resta alta l’incognita neve 2026.
Da Cortina alle Cime di Lavaredo, per arrivare a Roccaraso, l’overtourism colpisce Alpi e Appennini a cui il report dedica un approfondimento corredato da interviste ad esperti. Le mete alpine, in particolare, stanno vivendo anche l’espansione del turismo del lusso come sta accadendo a Cortina. Sempre più riservata a un’elitè di ricchi, Cortina sta diventando una “scuola di gentrificazione, dove ci si trova estranei nella propria terra”. Come spiega il professore Alberto Lanzavecchia dell’Università di Padova, “le proprietà non vengono acquistate dagli italiani, ci sono investitori stranieri, oggi solo un terzo degli alberghi è gestito da famiglie di residenti. L’offerta turistica diventa più costosa ed espelle le famiglie italiane, che non possono godere più di quella valle”.
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Ambiente
Prosegue il Progetto Bee Friends – Pollinator Garden nei territori limitrofi al Bioparco ZOOM Torino

Anche nel 2025, la Fondazione ZOOM, grazie al sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo, continua il suo impegno a favore dei comuni piemontesi limitrofi al Bioparco ZOOM, con il progetto Bee Friends – Pollinator Garden. (altro…)
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Ambiente
E’ morto a 90 anni Fulco Pratesi , fondatore del WWF Italia di cui è stato a lungo presidente

E’ morto a Roma a 90 anni Fulco Pratesi : architetto, giornalista, autore, disegnatore, fondatore del Wwf Italia di cui è stato a lungo presidente.
Il WWF Italia piange la scomparsa del suo padre fondatore e si stringe con commozione alla famiglia Pratesi. La moglie Fabrizia si era spenta meno di 5 mesi fa, il 4 ottobre 2024 Fulco Pratesi lascia 4 figli, 6 nipoti e una pronipote. Grazie a Fulco Pratesi l’ecologia è entrata nelle case degli italiani, il suo amore smisurato per la natura ha avviato una vera e propria rivoluzione culturale da cui è nato il movimento ambientalista italiano.
Conoscere, amare e difendere la natura. Queste tre semplici regole ci aiuteranno a vivere in armonia
https://www.youtube.com/watch?v=9hg41_d9Z8A&feature=youtu.be
Il ricordo di Fulco Pratesi dal WWF Italia
Fulco Pratesi, nato a Roma nel 1934 e presto sfollato nella prima infanzia con la famiglia nella proprietà di campagna nel viterbese, è entrato presto a contatto con la natura. Fin da piccolissimo s’innamorò degli animali e del disegno. Dopo un’infatuazione giovanile per la caccia, convertì il suo interesse per la natura e gli animali nella conservazione. La sua seconda vita iniziò nel 1963, nelle foreste dell’Anatolia, in Turchia, dove si era recato a caccia. Gli si parò di fronte un’orsa con tre piccoli. Fu un incontro “folgorante” come lui stesso lo ha definito tante volte. Un incontro che gli fece cambiare totalmente prospettiva. Tornato in Italia, vendette il fucile e acquistò una macchina fotografica. Presto, si convertì all’amore incondizionato per tutte le forme viventi e decise di impegnarsi per la conservazione, tanto da abbandonare la professione di architetto. Saputo della nascita del World Wildlife fund in Svizzera, li contattò per far nascere la sezione italiana. “Ma dovrà trovare lei i soldi necessari al progetto” fu la risposta. Con famiglia e già 4 figli, non era facile. Riuniti alcuni amici illuminati nel suo studio di architetto, nacque nel 1966 il WWF Italia, con pochi soldi e tanto entusiasmo. Entusiasmo che è rimasto sempre stato il suo tratto distintivo fino agli ultimi giorni della sua vita.
Fondamentale il suo contributo alla definizione e approvazione di leggi fondamentali per la tutela della natura italiana, dalla della legge 157 sulla fauna a quella sui parchi del 1991. Ma il suo orgoglio più grande erano le oltre 100 Oasi del WWF che amava e conosceva una per una. Fulco Pratesi ha reso migliore il nostro Paese per tutti questi motivi e tanti altri, a cominciare dalla grande vocazione alla divulgazione: storico collaboratore del Corriere della Sera, ha pubblicato una dozzina di libri e curato decine di pubblicazioni anche per ragazzi, trasmettendo la sua grande passione per piante e animali a milioni di italiani attraverso testi accattivanti e disegni dal tratto unico. Ha viaggiato in tutto il mondo, dall’India all’America latina, e tutti i suoi incontri con la natura sono documentati nei suoi inseparabili taccuini.
Seppe fare quello che solo i grandi sanno fare: trasformare un sogno per pochi (la protezione della natura in Italia, la tutela di animali allora braccati come lupi e orsi) in una realtà consolidata. Con un vero e proprio atto di coraggio, con pochi soldi in cassa (i primi soci si erano autotassati), la prima azione del neonato WWF Italia fu quella di acquisire i diritti di caccia della laguna di Burano, dando il via alla nascita dell’Oasi di protezione e del “modello Oasi”, che contraddistingue il WWF Italia dagli altri WWF nel mondo. Oggi le aree gestite o di proprietà sono oltre 100 e proteggono circa 27.000 ettari di natura. Fondamentale è stato anche il suo contributo alla nascita del sistema dei Parchi nazionali, attraverso studi, piani e la spinta all’approvazione della legge quadro sulle aree protette del 1991. Sempre, gettando il cuore oltre l’ostacolo: come quando, nel 1985, l’Associazione raccolse oltre 600 milioni di lire – con un vero e proprio crowdfunding ante litteram – per l’acquisto dell’area di Monte Arcosu, con l’obiettivo di salvare il cervo sardo dal bracconaggio e dall’estinzione.
La sua vita racconta la storia della nostra Associazione. Proverbiali le sue battaglie contro la caccia (per impedire ai cacciatori di entrare nei fondi privati), che lo portarono a ricevere insulti e minacce. Ma anche per la salvaguardia delle creature marine, dai cetacei alla foca monaca, dalle reti spadare. Aveva una grande passione per i piccoli uccelli e per gli ambienti di palude, considerati malsani dai più e invece visti da Fulco, giustamente, come ecosistemi ricchissimi di biodiversità. Da tutelare. In natura passava ore a osservare gli uccelli e a comporre i primi schizzi per i suoi acquerelli. “Se considereremo la natura e il nostro Pianeta come un posto da conquistare e dominare, allora sarà la nostra fine” ha ripetuto nell’ultima intervista.
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