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Riparte lo sport, ecco le linee guida del governo e le difficoltà delle discipline nell’applicarle

Il paese si appresta ad entrare definitivamente dentro la fase 2, ed insieme alla riapertura delle attività produttive, anche lo sport tenta di risollevarsi e rincominciare ad inseguire quella tanta sognata parvenza di normalità. Se nella fase uno vi è stato il totale divieto di praticare sport, nelle prime battute di questa seconda, era consentito praticare sport individuale non allontanandosi oltre i 200 metri dalla propria abitazione, scatenando una vera e propria polemica contro il “runner untore”. Dal 18 maggio, dunque ripartono nei centri sportivi a l’aperto gli allenamenti individuali degli sport a squadre e la possibilità di poter praticare sport individuali, rispettando sempre i protocolli di sicurezza. Bisognerà ancora attendere per poter praticare sport negli oratori o nei tanti piccoli spazi adibiti con campi da gioco, come i campetti da basket o di calcetto ad esempio disseminati per i quartieri delle nostre città. Dal 25 maggio riapriranno anche palestre, piscine e centri sportivi al chiuso, anche se i singoli comuni potrebbero scegliere in una apertura anticipata.
Per poter permettere alle varie strutture sportive di riaprire e poter riprendere a praticare sport individuali, l’Ufficio per lo Sport della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha diramato sul proprio sito un documento di 14 pagine: Linee-guida per l’esercizio fisico e lo sport, con il supporto di Sport e Salute, il CONI, CIP e Federazioni, dove ogni federazione o ente potrà apportare delle specifiche modifiche in base ai vari sport. Questo documento è una rielaborazione del rapporto “Lo sport riparte in sicurezza” elaborato dal CONI, CIP e Politecnico di Torino e promulgato il 26 aprile 2020.
Cosa dicono le Linee guida
Il presente documento è volto a consentire la graduale ripresa delle attività sportive, nel rispetto di prioritarie esigenze di tutela della salute connesse al rischio di diffusione da Covid-19, in attuazione del suddetto DPCM che autorizza le sessioni di allenamento degli atleti di discipline sportive individuali, professionisti e non professionisti, riconosciuti di interesse nazionale dal CONI, dal CIP e dalle rispettive Federazioni, in vista della loro partecipazione ai giochi olimpici o a manifestazioni nazionali ed internazionali. Allo stato attuale tali allenamenti sono possibili nel rispetto delle norme di distanziamento sociale e senza alcun assembramento, a porte chiuse, per gli atleti di discipline sportive individuali, previo adeguamento alle presenti linee guida. Il complesso delle misure contenute nel documento consente, altresì, e fino a nuove disposizioni, la possibilità che possano svolgersi allenamenti anche di atleti, professionisti e non, riconosciuti di interesse nazionale e internazionale, di discipline sportive di squadra, purché questi si svolgano sempre in forma individuale.
In primo luogo, tutte le Federazioni Sportive Nazionali, olimpiche e paralimpiche, Discipline Sportive Associate, dovranno identificare gli atleti riconosciuti di interesse nazionale e internazionale, rilasciare ai medesimi apposita certificazione che possa essere esibita per l’accesso agli impianti, nonché per tutti gli usi previsti, ivi compresa l’attività di controllo a cui sono preposte le autorità locali. Detti elenchi sono inviati anche al CONI, o al CIP, e all’Ufficio per lo Sport. Sarà inoltre cura degli Enti sportivi (FSN, DSA, EPS), riconosciuti dal CONI e/o dal CIP, emanare appositi Protocolli di dettaglio che tengano conto tanto delle indicazioni del presente documento, quanto delle specificità delle singole discipline e delle indicazioni tecnico-organizzative per garantire il rispetto delle indicazioni di sicurezza da parte dei gestori degli impianti di propria competenza, o delle associazioni e/o di qualunque altro soggetto di rispettiva affiliazione.
Tutte le organizzazioni e società sportive dovranno valutare il rischio del proprio sito e definire le necessarie misure di prevenzione e protezione finalizzate alla gestione del rischio sulla base di un’accurata analisi delle specificità delle attività che vi si svolgono e di una classificazione dei luoghi il transito, sosta breve, sosta prolungata, potenziali assembramenti.
Pratiche di igiene, sanificazione e sicurezza
Si dovranno praticare all’interno del sito le seguenti pratiche:
- Lavarsi frequentemente le mani anche con i gel disinfettanti
- Mantenere la distanza interpersonale minima di un metro, due per gli utenti in stato di attesa o riposo e per tutti gli operatori sportivi
- Non toccarsi occhi, naso e bocca con le mani; starnutire e/o tossire in un fazzoletto
- Evitare di lasciare in luoghi condivisi con altri gli indumenti indossati per l’attività fisica ma riporli subito in una borsa
- Bere sempre da bicchieri monouso o bottiglie personalizzate.
Per la garanzia che queste pratiche vengano rispettate i vari centri dovranno mettere a disposizione:
- Procedure informative affisse nel sito sportivo, nelle zone di accesso, nei luoghi comuni nelle zone di attività sportiva, spogliatoi e servizi igienici.
- Disporre di gel igienizzante, sistema di raccolta dedicato ai rifiuti potenzialmente infetti (fazzoletti monouso, mascherine etc)
- Specifiche attività di filtrazione dell’aria nei locali chiusi ad alta densità di persone o di attività, indicazioni sulle corrette modalità e tempi di aerazione dei locali
- Sanificazione ad ogni cambio turno di tutti gli ambienti e vietare lo scambio tra operatori sportivi e personale presente nel sito di attrezzi sportivi e/o dispositivi (tablet, smartphone etc).
Chi pratica l’attività ha inoltre l’obbligo di disinfettare i propri effetti personali e non condividerli (borracce, fazzoletti, attrezzi); arrivare al sito già vestiti per poter svolgere l’attività e non toccare oggetti o segnaletica fissa.
Quali discipline saranno facilitate e quali no nell’applicazione delle norme
Come si è potuto evincere, i protocolli da seguire per le società sportive, gli enti che gestiscono i siti sportivi, che per gli atleti professionisti, dilettanti o amatori sono molto rigide e severe. Il primo distinguo che va fatto è di natura prettamente economica e sono i costi che andranno sostenuti dai vari enti o società per poter mettersi in regola e mettere a norma le strutture. Le società professionistiche non dovrebbero avere problemi nel poter garantire il rispetto delle norme e seguire i vari dettami imposti dal protocollo, grazie alle ingenti risorse finanziarie ed ai cospicui mezzi del quale dispongono e dunque poter mettere i propri atleti nelle condizioni di poter allenarsi in sicurezza, anche se in svariate discipline molti professionisti stanno riscontrando difficoltà nel mettersi al passo.
Ma lo sport non è solo fatto di professionisti, ma vi è una enorme rete di enti, associazioni ed organizzazioni sportive di livello dilettantistico nonché amatoriale che costituiscono un tessuto molto esteso, per non dire che sono la stragrande maggioranza degli sportivi in Italia. Ecco, qui è plausibile, a meno di aiuti provenienti dalle varie leghe dei singoli sport o dalle istituzioni politiche, che per queste realtà sia più difficoltoso poter riuscire a sostenere tutti i costi per poter garantire la sicurezza di tutti e acquistare tutto il materiale inerente ad esso o per gli utenti stessi riuscire a mettere in pratica tutte le regole per poter passare qualche ora di svago praticando la loro disciplina preferita.
Altra considerazione riguarda sicuramente la fattibilità per i seguenti utenti di poter praticare le varie discipline sportive: senza alcun dubbio una prima distinzione si può fare tra i vari sport che si possono praticare all’aperto e quelli al chiuso. È stato detto più volte che stare in spazi aperti è sicuramente più sicuro che stare in spazi chiusi. Ecco che sport come quelli che si svolgono in palestre tipo il basket, la pallavolo, la pallamano o le varie ginnastiche (artistica, ritmica) per fare alcuni esempi, si vedono decisamente penalizzate, sia per i motivi già detti come la difficoltà di poter sostenere e applicare i correttivi per mettere a norma le varie palestre, sia per un maggior rischio di infettività. Per non parlare degli sport sempre al chiuso come le arti marziali e gli sport da combattimento (boxe, judo, lotta greco- romana) dove il contatto è la base di queste discipline ed il rischio di contagio da droplet è elevato.
Passando agli sport che si possono praticare a l’aperto, la considerazione più evidente è che la distinzione maggiore sarà tra chi pratica sport di squadra e sport individuali. Infatti non dovrebbero incorrere in particolari rischi o comunque stravolgere i loro allenamenti chi pratica ciclismo, tennis, le varie discipline dell’atletica leggera che possono tranquillamente allenarsi in maniera individuale senza stravolgere i loro regolari allenamenti. Chiaramente vengono escluse le varie gare e manifestazioni che presumibilmente non riprenderanno (maratone, corse campestri e altre discipline dove il contatto ravvicinato è previsto). Discorso diverso è chiaramente per chi pratica gli sport di squadra come il calcio o il rugby a 15 ad esempio. Per questi ultimi toccherà scordarsi per un po’ di partite o schemi durante gli allenamenti, ma sarà consentito loro di allenarsi solo in maniera individuale.
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Cittadini
Una petizione chiede che il Ministero dell’Istruzione sviluppi un Registro Elettronico unico messo a disposizione delle scuole gratuitamente

E’ online una petizione che chiede che il Ministero dell’Istruzione e del Merito sviluppi un Registro Elettronico unico che possa essere messo a disposizione delle scuole gratuitamente in modo uniforme sul territorio nazionale, come già avviene in altri Paesi europei.
Dall’anno scolastico 2012/2013 il Registro Elettronico è obbligatorio per legge anche come strumento di comunicazione ufficiale con le famiglie. Oggi però non è un servizio pubblico ed è fornito da aziende private a cui le singole scuole pagano un canone annuale e inseriscono pubblicità e presentazione di servizi commerciali.
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IdroGEO la piattaforma web di Ispra che presenta le mappe nazionali di pericolosità per frane e alluvioni e degli indicatori di rischio

La piattaforma IdroGEO consente la consultazione, il download e la condivisione di dati, mappe, report, documenti dell’Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia – IFFI, delle mappe nazionali di pericolosità per frane e alluvioni e degli indicatori di rischio.
IdroGEO è una piattaforma web, sviluppata da ISPRA, di tipo collaborativo, open data, open source e multilingua che consente di visualizzare, interrogare, scaricare e condividere mappe e dati dell’Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia, delle Mosaicature nazionali di pericolosità per frane e alluvioni e degli indicatori di rischio idrogeologico.
IdroGEO è uno strumento a supporto alle politiche di mitigazione del rischio, alla pianificazione territoriale, alla programmazione degli interventi di difesa del suolo e alla progettazione preliminare delle reti infrastrutturali.
La piattaforma ha inoltre l’obiettivo di aumentare la resilienza delle comunità, favorendo una maggiore consapevolezza dei cittadini sui rischi che interessano il proprio territorio. La funzionalità “Segnala la frana” consente alle Amministrazioni locali e ai professionisti di segnalare nuove frane facilmente, anche tramite smartphone, aggiornando così l’inventario nazionale dei fenomeni franosi gestito da ISPRA e dalla Regione.
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Torino, a trent’anni dall’alluvione del Tanaro un dibattito sulla pianificazione e gestione dei rischi climatici

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